La tomba del tuffatore

Buongiorno e buona domenica,
La chicca di oggi riguarda uno dei tesori più affascinanti e misteriosi della Magna Grecia nel cinquantesimo dalla scoperta, “La Tomba del Tuffatore”.
Tomba del Tuffatore, 50 anni fa la scoperta: una mostra celebra l’immagine più misteriosa di sempre.
Il 3 giugno del 1968 Mario Napoli riportava alla luce uno dei tesori più affascinanti e misteriosi della Magna Grecia: si tratta della Tomba del Tuffatore che, a distanza di 50 anni dalla scoperta, torna a far parlare di sé con una mostra dal titolo “L’Immagine invisibile”. L’esposizione, inaugurata proprio il 3 giugno e aperta al pubblico fino al 7 ottobre presso il Parco archeologico di Paestum, rimette in discussione il complesso rapporto dell’uomo con la vita e la morte passato attraverso secoli di storia, di arte e di scoperte archeologiche.
Un mistero ancora da risolvere
L’antico dipinto, unico esempio noto di pittura figurativa greca, rappresenta ancora oggi un dilemma difficile da risolvere: un giovane uomo è immortalato nell’istante esatto in cui si tuffa nell’acqua. Ma cosa rappresenta esattamente questa scena? Gli studiosi si sono a lungo interrogati circa il significato di questa immagine destinata a dover restare “invisibile” in quanto custode del riposo eterno del defunto.
L’ipotesi più ricorrente è quella che il tuffatore altro non sia che una suggestiva metafora per indicare il salto fra la vita e la morte che ognuno di noi dovrà compiere. Secondo un’altra interpretazione invece, il fatto che il giovane abbia scelto come piattaforma per il tuffo le “pulai”, le colonne poste da Ercole ad indicare il confine del mondo, indicherebbe il viaggio verso la conoscenza assoluta.
L’eccezionalità della tomba consiste nel messaggio metafisico che trasmette attraverso il linguaggio visivo. Nelle città greche dell’Italia meridionale, filosofi come Pitagora e Parmenide stavano affrontando questioni legate alla metafisica e alla vita dopo la morte. Si diffondevano credenze ispirate dal pitagorismo e dall’orfismo (a sua volta ispirato dal mito di Orfeo che torna dall’Ade grazie alla musica), condivise solo fra chi era “iniziato” ai misteri di questa tradizione. È stato ipotizzato che anche la persona sepolta nella Tomba del tuffatore fosse un “iniziato”.
Unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C., la Tomba del Tuffatore (480/70 a.C.) è singolare anche per il soggetto rappresentato: un giovane nudo che si tuffa nell’oceano, immagine metaforica del passaggio dalla vita alla morte.
Mentre tradizionalmente i greci avevano una visione molto negativa dell’ aldilà, nel V sec. a.C. si diffondono nuove idee, basate sulla speranza di una forma di sopravvivenza dopo la morte. Su questa scia, Platone definirà la morte la “liberazione dell’anima”, anticipando così credenze religiose più recenti.
La tomba fu trovata a 2 km a Sud di Paestum, all’interno di una piccola necropoli di VI-IV sec. a.C. La scena del Tuffatore, che ha dato il nome alla tomba, si trova sul lato interno della lastra di copertura, vis à vis con il defunto. Infatti, dopo il funerale che si svolse intorno al 475 a.C., gli affreschi rimasero nel buio per quasi due millenni e mezzo, fino al ritrovamento nel 1968.
Le pareti della tomba, a cassa litica in lastre di travertino, sono decorate con scene di un simposio. 

Il parere dell’esperto 

“L’affresco del Tuffatore, oltre ad essere al centro di un dibattito scientifico molto controverso, è l’immagine antica che più di tutte le altre ha ispirato artisti, scultori, scrittori e poeti contemporanei. La mostra parte da una domanda molto semplice: come mai questa immagine, alquanto semplice a prima vista, ha suscitato una tale reazione nella nostra cultura contemporanea?
La Tomba del Tuffatore è un’immagine di 2500 anni fa ma – in quanto spunto di rivisitazioni e discussioni – è anche un prodotto del nostro presente. Ci dice forse più su di noi stessi che non su coloro che l’hanno realizzata all’epoca.”

Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco archeologico di Paestum

L’audio che accompagna le foto è l’Inno di Nemesi attribuito a Mesomede di Creta, poeta e compositore greco antico. 

Immacolata Murano
MineCreative