Chicche creative

Buongiorno carissimi e carissime,
oggi inauguriamo “Chicche creative” la rubrica di informazione dedicata al Patrimonio culturale, una risorsa per la nostra società dove la salvaguardia è un dovere individuale e l’accessibilità un diritto collettivo.
La rubrica ha l’obiettivo di attivare e rendere possibile un percorso di valorizzazione partecipata del patrimonio culturale con una particolare sensibilità verso siti, monumenti , itinerari culturali, anche per gli istituti culturali come archivi, musei e biblioteche, meno conosciuti e poco seguiti dall’attenzione mediatica, ma altrettanto importanti.
Ogni settimana ci occuperemo di selezionare, recensire e segnalare gli eventi e le attività culturali con incursioni sul panorama locale e nazionale.
Non mancheranno i libri, avremo una sezione dedicata “ Di che Libro sei” dove parleremo di libri in uscita, delle tendenze letterarie con significativi approfondimenti culturali legati alla promozione della lettura.
Non solo, ci occuperemo anche di voci letterarie nuove dando spazio alla promozione di autori e autrici esordienti per raccontare le proprie storie inedite.


La Tomba del Tuffatore

Buongiorno e buona domenica,
La chicca di oggi riguarda uno dei tesori più affascinanti e misteriosi della Magna Grecia nel cinquantesimo dalla scoperta, “La Tomba del Tuffatore”.
Tomba del Tuffatore, 50 anni fa la scoperta: una mostra celebra l’immagine più misteriosa di sempre.
Il 3 giugno del 1968 Mario Napoli riportava alla luce uno dei tesori più affascinanti e misteriosi della Magna Grecia: si tratta della Tomba del Tuffatore che, a distanza di 50 anni dalla scoperta, torna a far parlare di sé con una mostra dal titolo “L’Immagine invisibile”. L’esposizione, inaugurata proprio il 3 giugno e aperta al pubblico fino al 7 ottobre presso il Parco archeologico di Paestum, rimette in discussione il complesso rapporto dell’uomo con la vita e la morte passato attraverso secoli di storia, di arte e di scoperte archeologiche.
Un mistero ancora da risolvere
L’antico dipinto, unico esempio noto di pittura figurativa greca, rappresenta ancora oggi un dilemma difficile da risolvere: un giovane uomo è immortalato nell’istante esatto in cui si tuffa nell’acqua. Ma cosa rappresenta esattamente questa scena? Gli studiosi si sono a lungo interrogati circa il significato di questa immagine destinata a dover restare “invisibile” in quanto custode del riposo eterno del defunto.
L’ipotesi più ricorrente è quella che il tuffatore altro non sia che una suggestiva metafora per indicare il salto fra la vita e la morte che ognuno di noi dovrà compiere. Secondo un’altra interpretazione invece, il fatto che il giovane abbia scelto come piattaforma per il tuffo le “pulai”, le colonne poste da Ercole ad indicare il confine del mondo, indicherebbe il viaggio verso la conoscenza assoluta.
L’eccezionalità della tomba consiste nel messaggio metafisico che trasmette attraverso il linguaggio visivo. Nelle città greche dell’Italia meridionale, filosofi come Pitagora e Parmenide stavano affrontando questioni legate alla metafisica e alla vita dopo la morte. Si diffondevano credenze ispirate dal pitagorismo e dall’orfismo (a sua volta ispirato dal mito di Orfeo che torna dall’Ade grazie alla musica), condivise solo fra chi era “iniziato” ai misteri di questa tradizione. È stato ipotizzato che anche la persona sepolta nella Tomba del tuffatore fosse un “iniziato”.
Unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C., la Tomba del Tuffatore (480/70 a.C.) è singolare anche per il soggetto rappresentato: un giovane nudo che si tuffa nell’oceano, immagine metaforica del passaggio dalla vita alla morte.
Mentre tradizionalmente i greci avevano una visione molto negativa dell’ aldilà, nel V sec. a.C. si diffondono nuove idee, basate sulla speranza di una forma di sopravvivenza dopo la morte. Su questa scia, Platone definirà la morte la “liberazione dell’anima”, anticipando così credenze religiose più recenti.
La tomba fu trovata a 2 km a Sud di Paestum, all’interno di una piccola necropoli di VI-IV sec. a.C. La scena del Tuffatore, che ha dato il nome alla tomba, si trova sul lato interno della lastra di copertura, vis à vis con il defunto. Infatti, dopo il funerale che si svolse intorno al 475 a.C., gli affreschi rimasero nel buio per quasi due millenni e mezzo, fino al ritrovamento nel 1968.
Le pareti della tomba, a cassa litica in lastre di travertino, sono decorate con scene di un simposio.

Il parere dell’esperto

“L’affresco del Tuffatore, oltre ad essere al centro di un dibattito scientifico molto controverso, è l’immagine antica che più di tutte le altre ha ispirato artisti, scultori, scrittori e poeti contemporanei. La mostra parte da una domanda molto semplice: come mai questa immagine, alquanto semplice a prima vista, ha suscitato una tale reazione nella nostra cultura contemporanea?
La Tomba del Tuffatore è un’immagine di 2500 anni fa ma – in quanto spunto di rivisitazioni e discussioni – è anche un prodotto del nostro presente. Ci dice forse più su di noi stessi che non su coloro che l’hanno realizzata all’epoca.”

Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco archeologico di Paestum

L’audio che accompagna le foto è l’Inno di Nemesi attribuito a Mesomede di Creta, poeta e compositore greco antico.

Immacolata Murano
MineCreative


le parole come gemme preziose

Progetto di lettura: le parole come gemme preziose, l’importanza e il valore delle parole, linguaggio e la comunicazione, nell’era digitate

Il seguente lavoro, è legato al progetto di lettura curato dall’ Associazione MineCreative: “le parole come gemme preziose”, liberamente ispirato dal libro: La grande fabbrica delle parole, di Agnès de Lestrade , con illustrazioni dell’argentina Valeria Docampo, ed. Terre di Mezzo del 2009.
Dunque, una dolcissima, singolare ed unica favola contemporanea, che abbiamo scelto per avviare un percorso di educazione alla lettura, perché in accordo con la nostra mission, crediamo che il libro sia uno strumento fondamentale, che apre le menti, consente ai ragazzi di sviluppare capacità cognitive e critiche. È proprio, attraverso il racconto, di storie, di immagini e di suoni, che la lettura animata diviene uno strumento raffinato per acquisire conoscenze, ma anche un’occasione di condivisione e di espressività sia personale che di gruppo. Così la biblioteca è diventata luogo di incontri “irreali” e il libro uno strumento di conoscenza divertente verso altri mondi, luoghi e tempi, anche passati. Questo breve video è la sintesi dei contenuti traversali che abbiamo tratto dalla lettura “allargata” del testo, con la splendida collaborazione degli alunni e degli insegnanti. Tutto è stato oggetto di riflessioni mediante il supporto tecnico delle nuove fonti aperte in relazione alle fonti tradizionali.

Maria Pia Cacace
MineCreative


A cielo aperto

Museo “a cielo aperto”: la biodiversità tra storia e tradizione nella splendida Valle delle Orchidee

Questa settima, dedichiamo il nostro post ad una particolare “chicca” la splendida ed unica “Valle delle Orchidee” , singolare itinerario della Campania, conosciuto in ambito nazionale ed internazionale.
La valle è una testimonianza perennemente viva, gli esperti l’hanno definita parco della biodiversità, un patrimonio naturalistico da salvaguardare e valorizzare tipico della nostra Macchia Mediterranea, che si sviluppa a ridosso delle pendici orientali del Monte Cervati nel Cuore del Parco Nazionale del Cilento, abbraccia per intero il piccolo Comune di Sassano. Il paese sorto intorno al decimo secolo, prende il nome dal latino Sattius o Sassius a cui è aggiunto il suffisso -anus che indica la proprietà, oggi meglio conosciuto, come il “Paese delle Orchidee”, della musica, della caretteristica ed ottima cucina mediterranea e della natura. 
Un walking tour ambientato in una singolare cornice paesaggistica, tra spettacolari e suggestive orchidee , fiori, arbusti, alberi di castagno e faggio, arricchito dalle betulle bianche dell’Appennino Meridionale, queste ultime risalenti all’ultima glaciazione. Un museo “a cielo aperto” di circa 47 kmq, articolato lungo un percorso di 13 km con 5 stazioni di osservazione, da cui è possibile ammirare variegate e colorate specie di orchidee selvatiche, che fioriscono tra i primi di maggio e la prima settimana di giugno. Infatti si contano 184 entità autoctone (68 specie, 57 sottospecie, 35 varietà, 24 ibridi), tutte interessantissime dal punto di vista scientifico-conoscitivo. Basti considerare, che nell’area protetta del Parco Nazionale del Cilento, sono presenti 284 specie di orchidee selvatiche sulla base delle 319 censite in tutta Europa e nel Bacino del Mediterraneo. Per gli appassionati del genere, non mancheranno, avvistamenti di animali allo stato brado, i più pazienti e fortunati, potrebbero essere allietati, dall’affascinate volo dell’aquila reale. Non a caso l’artista salernitano, Ugo Marano (1943-2011) collocò in questa valle, la sua opera “Il Tavolo del Paradiso” metafora emblematica della città urbanizzata “che ha bisogno di non allontanarsi dalla Natura”.
Un immenso patrimonio naturalistico tra flora e fauna tutto da scoprire e da percorrere ,tra ponti medievali ed antiche contrade, fino ad arrivare alla “Piscina del Brigante” detta anche “Piscina di Salvatore”, dove ancora vive e fa sorridere la storia di Salvatore Priante. Salvatore, così come tramandano le fonti orali, era un semplice uomo del popolo, che per vendicare un sopruso dall’anziano padre, si dette alla macchia, ma a quanto pare, si trasformò in brigante, anche perché durante la sua latitanza tra i boschi di Sassano e San Giacomo, scoprì che la moglie “se la intendeva con un altro”. Secondo il folcloristico racconto degli abitanti, Salvatore scese di nascosto nel paese e vista l’allegra moglie in dolce compagnia, le “ lanciò una schioppettata” , uccidendola insieme al prestante amante. Tra storie e natura, si percorrono suggestivi ed interessanti percorsi culturali, vale la pena segnalare le stradine del centro storico di Sassano, le cosiddette “carrare”,meritano di essere visitate la Chiesa Madre, e le mostre allestite nel “Palazzo Babino”, dove è ubicata anche la Biblioteca Comunale. Un luogo dove ci si può immergere in un’atmosfera ormai lontana nel tempo.

Maria Pia Cacace
MineCreative


Santa Maria Capua Vetere: Palazzo della Cultura

Biblioteca e dintorni … il “ Palazzo della Cultura” di Santa Maria Capua Vetere 
Non capita spesso di entrare in una biblioteca per fare ricerche e ritrovarsi a percorrere corridoi e celle in cui si possono ammirare oggetti di altri tempi….Tutto questo accade presso la Biblioteca comunale “Federico Pezzella” di Santa Maria Capua Vetere (Ce), che il 20 dicembre 2017, è stata riaperta al pubblico dopo un’importante operazione di recupero, che ha reso ancora più alto il valore della sua mission culturale. In questi anni, nonostante la chiusura, il personale ha sempre lavorato in “silenzio”, per migliorare, incrementare e tutelare la documentazione, un posseduto di oltre 30.000 volumi, infatti dal 2012 proseguono i lavori di catalogazione informatizzata mediante SBNweb del Servizio Bibliotecario Nazionale. Attualmente, è uno spazio nel quale si è cercato di creare un percorso ideale con funzioni definite e nuovi servizi sempre più vicini alle esigenze degli utenti. La biblioteca, il Museo Civico e l’Archivio Storico, trovano degna collocazione, nell’ex convento degli alcantarini (XVII – XVII sec) poi carcere minorile (XIX-XX sec.), abilmente, trasformato dall’amministrazione comunale, in “Palazzo della cultura”, mentre una parte ospita il Centro di Giustizia Minorile e Comunità per il recupero dei minori a rischio. Tutta questa fase evolutiva del complesso, appartenente alla memoria storica dei sammaritani, è consultabile on line sulla pregevole banca dati dell’Archivio Luce. Il complesso culturale, inoltre, sorprende il visitatore per l’autenticità di un ricco patrimonio culturale, materiale inedito, esposto per argomenti tematici, in cui si possono ammirare le raccolte della sala del Risorgimento con cimeli garibaldini, della sala d’Archivio con documenti rari, della sala dei “Minerali” donazione dei fratelli De Gennaro che raccoglie un’importante collezione di minerali molto apprezzata da studenti ed appassionati. All’interno del museo, si trova la sala dedicata alla scuola, una graziosa aula con suppellettili scolastiche d’epoca , tra cui un’antica cattedra del 1870 fatta realizzare dal Comune per il” Nuovo casamento scolastico” poi Principe di Piemonte, singolari cartine alle pareti, con i ritratti austeri dei regnanti, abecedari, sussidiari e l’indimendicabile calamaio con la mitica campanella . Infine, non si può rimanere indifferenti, davanti alla monumentale pala d’altare di Luca Giorano “l’Estasi di S. Bonaventura” posta nella chiesa annessa all’ex convento e oggi sala convegni del complesso. Un percorso culturale, che coinvolge, non solo l’Ente, ma anche numerose famiglie, la scuola e tante altre agenzie educative e culturali, una scelta precisa volta ad abbattere le barriere e a rendere questo luogo il più inclusivo possibile per i cittadini e il territorio.
Maria Pia Cacace
MineCreative


Villa Lanzara del Balzo

Biblioteca e dintorni … Villa Lanzara del Balzo di Sarno

Nell’immaginario collettivo la biblioteca viene ricollegata all’idea di un luogo chiuso e separato dal resto della città, dove, tra la polvere e l’odore di carta, giacciono libri di ogni genere ed età.
Questa visione si smentisce a Sarno dove la Biblioteca svolge la sua attività pulsante all’interno degli spazi di una delle strutture più suggestive e storiche della cittadina salernitana.
Parliamo, infatti, di Villa Lanzara – del Balzo, struttura ottocentesca che, di recente, è stata messa a disposizione della comunità sarnese, divenendo la nuova sede della Biblioteca Comunale.

Nelle sale della neo rinascimentale Villa, che conserva ancora l’originalità pittura e architettura, è possibile spaziare tra volumi di letteratura italiana e straniera, di storia locale e romanzi, ma si è pensato di creare in una di queste, la sala ragazzi che contiene libri e giochi per bambini, il cui arredo è stato pensato per accogliere i anche più piccoli lettori.
I corridori della Villa conducono,inoltre, ad ampie sale presso le quali vengono ospitate presentazioni, mostre e rassegne. 

L’edificio viene ulteriormente valorizzato  
dalla presenza da un esteso e secolare giardino arricchito da aiuole, alberi di alto fusto e abbellito da fontane zampillanti.
Questo spazio vedrà a breve l’istallazione di un caffè letterario che consentirà alla struttura di divenire l’epicentro culturale della città di Sarno.

Annalisa Giordano 
MineCreative


Le parole come gemme preziose

Progetto di lettura: le parole come gemme preziose, l’importanza e il valore delle parole, linguaggio e la comunicazione, nell’era digitate

Il seguente lavoro, è legato al progetto di lettura curato dall’ Associazione MineCreative: “le parole come gemme preziose”, liberamente ispirato dal libro: La grande fabbrica delle parole, di Agnès de Lestrade , con illustrazioni dell’argentina Valeria Docampo, ed. Terre di Mezzo del 2009.
Dunque, una dolcissima, singolare ed unica favola contemporanea, che abbiamo scelto per avviare un percorso di educazione alla lettura, perché in accordo con la nostra mission, crediamo che il libro sia uno strumento fondamentale, che apre le menti, consente ai ragazzi di sviluppare capacità cognitive e critiche. È proprio, attraverso il racconto, di storie, di immagini e di suoni, che la lettura animata diviene uno strumento raffinato per acquisire conoscenze, ma anche un’occasione di condivisione e di espressività sia personale che di gruppo. Così la biblioteca è diventata luogo di incontri “irreali” e il libro uno strumento di conoscenza divertente verso altri mondi, luoghi e tempi, anche passati. Questo breve video è la sintesi dei contenuti traversali che abbiamo tratto dalla lettura “allargata” del testo, con la splendida collaborazione degli alunni e degli insegnanti. Tutto è stato oggetto di riflessioni mediante il supporto tecnico delle nuove fonti aperte in relazione alle fonti tradizionali. 

Maria Pia Cacace
MineCreative