Di che libro sei


“Di che Libro sei” vuole farci abbandonare al viaggio di leggere con leggerezza, passione e sincerità.
Con i libri si può viaggiare ovunque pur restando fermi.

Imma Murano

Mario Ramos: Sono io il più forte

Per il nostro consueto e piacevole incontro di lettura Di Che libro sei, oggi vi parlo di uno dei miei autori preferiti che con la sua penna ironica ci guida ad affrontare temi tristi del nostro tempo e ahimè piuttosto ricorrenti.
Lui è Mario Ramos, uno degli artisti più spensierati nel panorama della letteratura infantile tristemente scomparso da sei anni.
Mario Ramos con “Sono io il più forte!” edito da Babalibri nel 2001 per la prima edizione originale e nel 2002 per la prima italiana, 
intende trasmette messaggi morali semplici ed immediati, ci parla di egoismo, bullismo, vanità, paura, prepotenza.
In una fascia di età in cui i valori importanti sono spesso confusi e poco chiari, molti bambini credono infatti che incutendo timore negli altri possano ottenere ammirazione, rispetto, amicizia.  
Un lupo pieno di boria si aggira per il bosco a cercare qualcuno che gli dica ” si….si sei tu il più forte!” Lungo la strada incontra un coniglietto, Cappuccetto Rosso, i Tre Porcellini e i Sette Nani. Ovviamente nessuno di loro oserà mettersi contro il lupo, impauriti e sottomessi saranno molto accondiscendenti e pronti a compiacerlo. Il lupo se ne vanta e si convince sul serio di essere il più forte di tutti, ma alla fine un incontro rivelatore lo spiazzerà completamente rompendo i suoi schemi ed il suo coraggio svanirà.
La sorpresa sarà molto grande quando scoprirà di non essere il più forte in assoluto.
L’intento del libro è di deridere la pretesa di venir rispettati attraverso la forza ridicolizzando le aspirazioni del lupo cattivo destinato ad incontrare qualcuno più forte di lui e sentirsi improvvisamente debole per confronto. 
L’ho scelto perché sicuramente è una storia allegra, che fa ridere, rilassare, il che non è poco, ma perfetta anche per imparare che difendersi dalle persone prepotenti ed arroganti è possibile, che non sempre vincono ma possono essere ostacolati con la fiducia in sé stessi e una fermezza gentile. 
Mai prendersela con chi è più debole di noi.
Ricordate, è possibile stabilire un limite alla forza in quanto l’aggettivo forte è solo un metro di paragone assolutamente relativo. 
Mentre non è possibile stabilire un limite all’Amore e al vero Rispetto.
Imma Murano 
MineCreative

Giovanni Zoboli, Guido Scarabottolo: Cose che non vedo dalla mia finestra

Vedi cose che gli altri non vedono?
Quante cose non sappiamo più guardare per via 
dell’abitudine ?
Cosa vediamo e cosa non vediamo?

L’intento non è la trattazione di un fenomeno paranormale, ma va ben oltre, sconfina lì dove i bambini possono vedere quel che vogliono, immaginare, inventare.
Un lavoro di immaginazione per grandi e piccini.

Di che libro sei questa settimana vi parla di “Cose che non vedo dalla mia finestra” di Giovanna Zoboli edito da Topipittori – 2012
Una mini raccolta di situazioni paradossali e surreali delle nostre vite.

Dalla finestra di casa ognuno vede pochissimo del mondo che circonda la propria vita e che spesso considera poco importante, lasciandolo esclusivamente al silenzio dei nostri sguardi, al non vedere quello che in realtà invece esiste. Cose che non funzionano più come dovrebbero, sedie zoppe, alberi tagliati. Oggetti, situazioni e persone che non lasciano un segno nella nostra vita perché non hanno la giusta attenzione da parte nostra. Mani sinistre, libri che non dicono niente, animali scappati, edifici mai costruiti, facce difficili da ricordare. Tutte cose tanto comuni quanto dimenticate. Il non vedere è un mondo pieno di cose, persone, situazioni, contesti che riproduce la grandezza di quello che invece vediamo tutti i giorni.
Questo libro mi è piaciuto subito, vuoi per la bellezza dei disegni, vuoi perché combinando le illustrazioni in esso contenute si possono costruire bellissime storie, inserendo queste immagini in una cornice di parole. Davanti a questo libro i piccoli ma anche i grandi mettono in moto la fantasia, trasformando queste immagini in scenografie di mondi divertenti nei quali giocare, riuscendo a trovare oltre a quello che c’è anche quello che non c’è.

Parole mai dette, pensieri nascosti, cuori instabili.
Imma Murano
MineCreative


La Divina Commedia

“Di che Libro sei” vuole farci abbandonare al viaggio di leggere con leggerezza, passione e sincerità.
Con i libri si può viaggiare ovunque pur restando fermi.

Succede quando si è particolarmente nervosi di dire a qualcuno “ ma va all’inferno”.
E’ chiaro che è solo uno sfogo, ma Dante che ha idee politiche ben precise e anche un bel caratterino, questa imprecazione la prende alla lettera e manda all’inferno un sacco di Vip dell’epoca .
In un viaggio di fantasia ti puoi scegliere l’accompagnatore che ti pare, Dante ne sceglie uno speciale, il poeta Virgilio ed immagina anche l’anno , il 1300, e il giorno, il sabato santo tra il 26 marzo oppure il 9 aprile di quell’anno.
Non a caso l’Inferno, che è il primo cantico, inizia con “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita” , fa riferimento ad un età di mezzo, infatti Dante nel 1300 ha 35 anni.
L’inferno è un postaccio dove la cosa più bella è la poetica di Dante.
Ma per capire fin dove si spinge il pensiero del grande poeta passa dai libri: “La Divina Commedia. Racconto visivo per bambini da 5 a 100 anni. Inferno, Purgatorio e Paradiso”, una trilogia scritta da Amedeo Tumicelli e illustrata da Giustina De Toni, una riscrittura dell’opera dantesca in una chiave semplice ed immediata sia per i più giovani che per i più adulti, che rimane comunque fedele al testo originale.
A corredo del testo ci sono le belle immagini dai colori che ben rappresentano l’oscurità dell’Inferno, la speranza del Purgatorio e la luce del Paradiso.
I tre volumi sono stati curati da padre Egidio Monzani ed editi dal Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali, in occasione del 750° della nascita di Dante Alighieri.
Allora abbandonatevi all’adorabile viaggio di leggere.
La trilogia vi aspetta presso la Biblioteca Comunale di Sarno.
Imma Murano
MineCreative


Il velo di Bruxelles

Buongiorno carissimi lettori e visitatori della nostra pagina. La lettura che oggi propone la rubrica Di che libro sei è Il velo di Bruxelles (Oedipus 2005), di Elvira Santacroce, scrittrice e pittrice di Cava de’ Tirreni. Ambientato tra fine ‘800 e inizi ‘900 in una piccola cittadina italiana del Sud, il romanzo narra, attraverso tre figure femminili appartenenti a tre generazioni diverse, la storia di una benestante famiglia borghese. L’antico e prezioso velo da sposa in pizzo di Bruxelles, che con orgoglio è tramandato da madre in figlia, inizialmente simbolo della prosperità e del decoro familiare, alla fine ne sottolinea il declino. La scrittrice descrive con uno stile avvincente ed un’acuta introspezione psicologica la difficile condizione sociale della donna di un secolo fa, nel ruolo di figlia, moglie e madre, e la sofferta consapevolezza di un ruolo subalterno mai accettato passivamente. E. Santacroce ha centrato sulla figura femminile racconti, romanzi e anche saggi di carattere storico-sociologico. Se non riuscite a trovare Il velo di Bruxelles in libreria, vi potete rivolgere alle biblioteche di Salerno, Cava de’ Tirreni, Scafati, Eboli. 
Apollonia Califano
Mine Creative


Bruno Tognolini: Mal di pancia calabrone

Mamma, se tu fossi un mago cosa faresti?
Non lo sono, non ho la bacchetta magica, ma so che qualcuno ha scritto delle formule magiche per far funzionare meglio le cose.
Senti questa, funziona contro il mal di pancia 
Mal di pancia calabrone 
Porta via il tuo pungiglione
Mal di pancia moscerino 
Finirai dentro il vasino 

Oppure questa, per il mio mal di testa sarebbe perfetta,

Venti del mare e della foresta 
Guarite la mamma dal mal di testa 
Soffiatele via da un orecchio quel male 
E nell’altro cantate il maestrale

Allora, se guardo bene, ci sarà una formula anche per il mal di schiena di papà. 
Eccola,

Sole delfino, luna balena 
Fate passare a papà il mal di schiena 
Così sorride, prende un caffè 
E gioca di nuovo con me

Pensa poi, se fosse domani il tuo compleanno, festa, allegria, amici, cose buone da mangiare , pacchetti colorati da aprire, 

Corrono i gamberi all’incontrario 
Corre la lepre del calendario
Corre veloce, fa il giro dell’anno 
E torna il mio compleanno

Eh sì! Bruno Tognolini, artista dallo sguardo bambino senza età che con il suo flusso di parole cura la nostra anima in rima e in prosa, ci insegna con le sue filastrocche e non solo il sapore dei sogni ma non quelli campati in aria, perché non sono sogni. 
Quelli veri, che consentono di trasformare il mondo ma solo se ci credi.
Per i piccoli che sono piccoli davvero.
Per i piccoli che ancora vivono nei grandi o meglio per i grandi che non sono tanto sicuri di essere ancora piccoli ma forse un po’ sì.

Immacolata Murano
MineCreative


David Mc Cullough: Ragazzi non siete speciali!

Oggi “Di Che Libro Sei” consiglia come titolo di lettura per la vita in generale un pezzo di saggistica di 242 pagine davvero interessante dal titolo “Ragazzi, non siete speciali! E altre verità che non sappiamo più dire ai nostri figli” di David jr. McCullough, edito da Garzanti nel 2012 e tradotto da Roberto Merlini
Chi è David McCullough?
David McCullough jr., un tranquillo docente di letteratura inglese alla Wellesley High School del Massachusetts, nel suo libro lancia un messaggio rivoluzionario, che ribalta la prospettiva tradizionale. 
Si rivolge ai genitori, agli insegnanti e agli adulti in generale.

Ai genitori che non si stancano di ripetere ai figli che sono unici e speciali, McCullough risponde: 
“Sono unici e speciali come tutti gli altri”.
“Coccolateli, viziateli, dice, raccontante pure le loro imprese” 
“Ma non dimenticate che, al di là delle vostre parole, ci sono loro” 
“Con le loro vite, le loro fatiche e le loro scivolate”
“E il vero successo non sta nel raggiungimento dei risultati (o nei riconoscimenti che generano) ma nel processo (duro, tortuoso, appassionato) che li precede”
“Voi non siete speciali” 
“Vi hanno viziati, coccolati, idolatrati”.
“Ma diversamente da quanto suggeriscono il trofeo che avete vinto a calcio o la vostra splendida pagella, non lo siete”.
“Anche se ci fosse un diplomato su un milione, sareste comunque settemila sulla terra: se tutti siete speciali, non lo è nessuno». 

Il discorso del professore d’inglese ai diplomati del suo liceo di Boston finì su youtube appena concluso, il 7 giugno del 2012. 
La sera stessa era stato visualizzato 2 milioni di volte e condiviso su centinaia di migliaia di bacheche Facebook. 
E in pochi mesi è diventato un libro.

“La mia era una critica da insegnante: negli ultimi anni i miei allievi, spronati da genitori che per la loro formazione investono molto, hanno sempre più difficoltà a valutare i propri talenti, pensano che un master darà loro lavoro e diventano narcisisti, incapaci di gestire l’insuccesso. Ma nessuno si è offeso. Anzi, ho capito che il messaggio ‘‘non siete speciali’‘ generava in tutti un certo sollievo”
Già, sollievo. 
Perché «per i ragazzi di oggi essere speciali è una condanna», spiega lo scrittore Francesco Pacifico che ha dedicato al tema un suo romanzo dal titolo “Class – vite infelici di romani mantenuti a New York” edito da Mondadori.
Per i ragazzi di oggi non c’è scelta, spesso ci sia butta su ambizioni che non sono le proprie finanziati da genitori ansiosi che riversano sui propri figli le loro frustrazioni, come i protagonisti del romanzo di Pacifico, una coppia di giovai registi con anni di scuole di cinema per poi scoprirsi senza talento.
Al mio e ai figli di tutti 
«Scalate la montagna non per piantarci la vostra bandiera, ma per vincere la sfida, respirare l’aria pura e godervi il panorama. 
Scalatela per vedere il mondo, non per farvi vedere dal mondo.»

Buona lettura 
Imma Murano
MineCreative